Dopo che inizi ad andare in bicicletta capisci che sono le salite i posti dove si fa l’epica e questo è infatti un libro che parla di uomini, di bici e soprattutto di salite. Nomi che agli appassionati incutono rispetto se non timore: Mortirolo, Sestriere, Gavia, Alpe d’Huez. Se vai in bici lo sai che è sulla salita che si svolge la sfida tra te e la natura, di volta in volta incarnata da una montagna diversa. Lì si soffre, ma è lì che ti confronti con qualcosa più grande di te e arrivare in cima non è qualcosa che metterà fine alle tue sofferenze, ma darà solo soddisfazione al tuo ego, saprai di avercela fatta. Il libro che ho appena finito di leggere racconta di dodici luoghi, otto salite, uno sterrato della Parigi Roubaix, del Vigorelli e di due circuiti. Ognuno di questi luoghi è abbinato a un ciclista, viene prima descritta l’ambientazione, di chi è passato di là e di quando l’atleta di turno ha scritto una pagina memorabile insieme forse più che in quel luogo. La sensazione che mi ha lasciato addosso è la stessa che da ragazzino mi lasciavano i libri sui miti greci. Oltre a tanti Achille destinati alla leggenda e svariati Ettore, comprimari che quel giorno si trovano lì loro malgrado senza sapere che entreranno nella storia per essere stati battuti, c’è pure qualche Patroclo. Il titolo del libro è dato dalla risposta che diede uno degli organizzatori della Roubaix quando qualcuno temeva che non sarebbe arrivato nessuno al traguardo. Il nome più ricorrente è forse quello del cannibale, Eddy Merckx. Il libro scorre veloce, più veloce di come andremmo noi mortali su quelle strade. Non so scegliere una delle storie raccontate, nessuno degli episodi merita di essere citato a discapito degli altri o meglio nessuno non merita di non essere citato. Lascio a voi il giudizio. Lo trovate nelle biblioteche di Roma