È con abbondante ritardo che riesco a trovare il tempo di raccontare il giretto di quest’estate. Da Dubrovinik a Igoumenitsa in con la fidata Kona Rove.

I giorni di viaggio sono stati pochi dieci, solo un giorno sono stato senza pedalare.

Le tappe

  1. Dubrovinik – Kotor
  2. Kotor – Cetinjie – Virpazar
  3. Virpazar – Scutari
  4. Scutari – Tirana
  5. Tirana – Karpen
  6. Karpen – Passo della Llogara
  7. Passo della Llogara – Himare
  8. Himare – Ksamil
  9. Ksamil – Igoumenitsa

Tappa breve e facile la prima. La sera precedente appena arrivato in porto mi sono reso conto di aver lasciato l’ereader sul treno. Per smaltire la notevole incazzatura decido che l’unica soluzione è quella di pedalare a più non posso. Scambio due chiacchiere con dei ciclisti torinesi che erano sulla mia stessa nave, gli do qualche dritta per il viaggio, li avverto che facendo la Croazia da sud a nord avranno sempre il maestrale contro (bestemmiano) e inizio. Salto la visita di Dubrovnik anche perché l’avevo vista lo scorso anno e mi avvio. Tratto senza particolari pendenze, strappi o difficoltà di sorta. Al confine con il Montenegro conosco Remi, un ciclista svizzero, e pedaleremo insieme fino al mio arrivo a Kotor.

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Io e Remì

Ci fermiamo per strada per ripararci da una pioggia passeggera, ma insistente.  Arrivati al fiordo di Kotor prendiamo un traghetto anche se consiglio a Remi di fare il giro del fiordo. Lo scorso anno sono stato anche a Kotor e quindi potevo bypassare la, bella, pedalata per il fiordo. Remi dopo poche pedalate mi dice che capisce perché ci sono tornato. Anche lui è affascinato dalla bellezza tranquilla di questo posto.

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Il fiordo di Kotor

Mi piazzo in campeggio vista mare. Riposo un po’, faccio due chiacchiere con Andy, un ciclista inglese in pensione che è in viaggio da qualche mese. Tuffo, sole, riposo e la sera me ne vado alla ricerca di un posto dove mangiare un po’ di agnello e devo dire che rimango soddisfatto della scelta. Stanco morto dopo un po’ crollo.

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Il giorno dopo potevo scegliere se passare lungo la costa o affrontare trentadue tornanti in 20km di salita per andare a vedere il panorama. Ho  optato chiaramente per la seconda scelta. Ne è valsa la pena. Chi va in bici sa che salita e discesa non sono due facce della stessa medaglia. La salita è una sfida contro qualcosa di esterno, che è fuori di te, una montagna di solito. Affrontarla richiede rispetto oltre che tanta fatica. La discesa invece è una sfida contro se stessi, contro la propria paura, sapere che un errore può essere letale.Buttarsi giù 60km/h e più, magari anche carichi di  bagagli richiede uno spirito più guascone (o da coglione, fate voi). Anche la discesa richiede rispetto, ma di tipo diverso. Se volete è un po’ come andar per mare. La salita è una traversata, la discesa è come surfare un’onda.

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Il fiordo di Kotor visto dall’alto.

Finita la filosofia sono salito per attraversare una delle zone più pregne di storia del Montenegro, il monte Lovcen per passare per Cetinjie, la vecchia capitale. All’epoca aveva circa 5000 abitanti ed era la più piccola capitale del mondo. Lungo il tragitto mi sono fermato in quella che ho scoperto essere la trattoria più antica del Montenegro, fondata nel 1881. Ho mangiato un buon piatto di prosciutto affumicato e formaggio locale, un buon bicchiere di vino e dell’ottimo pane. Caro il prezzo finale, 10€, almeno per gli standard locali.

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Il ristorante più vecchio del Montenegro

Dopo poco arrivo a Cetinje, mi stravacco in un parco, prendo un caffè e riparto dopo aver deciso di far tappa in un campeggio che ho trovato su Osmand~. Un altro po’ di salita e poi il mai glorificato abbastanza Brouter mi butta per u a discesa di buoni 20km su una stradina secondaria che affronto a rotta di collo.

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Alla fine mi ritrovo in questo posto super freak, dove, caso strano, ci sono solo ospiti francesi. Il posto è così carino che decido di rimanere una notte in più.

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Sul lago di Scutari

Giornata di pausa: sono pur sempre in vacanza! Ne approfitto per fare il bucato e con un paio di ospiti del campeggio noleggiamo un kajak e facciamo un giro sul lago di Scutari. Nel frattempo incontro di nuovo Andy e lo instrado al campeggio. Prendo un sacco di sole tant’è che a sera accuso mal di testa oltre ad essere arrossato. Dopo il giro del lago mangiamo in una trattoria lì vicino. Poi torno in campeggio, nel frattempo sono arrivati altri ospiti, non francesi, e passiamo la sera a a parlare della crisi politica in Italia. La mattina parto presto per andare verso Scutari.

Il tragitto passa dal lato nord del lago e passa il confine non lontano proprio da Scutari, sono circa 80km e li faccio tutti in una mattinata. Perdo un po’ di tempo a cercare un posto per dormire, alla fine opto per un “ostello”a 10€: una camera con letto matrimoniale e un letto singolo, due ventilatori, tv, frigorifero, bagno in camera e cucinino. Passo la giornata in spiaggia a guardare papere e il panorama del lago che sembra il mare. La sera vado a Scutari, carina assai, ceno e faccio un giro.

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Papere sul lago di Scutari

La mattina seguente parto abbastanza presto per Tirana, 110km circa, dove arriverò in mattinata. In Albania le bici possono andare in autostrada, ma la cosa è oltremodo noiosa, il rumore continuo delle auto che ti sfrecciano affianco. OsmAnd~ e Brouter si confermano ottimi compagni di viaggio e mi mandano su strade secondarie che non mi fanno allungare tanto il percorso e che in più hanno il vantaggio del silenzio. Ad un certo punto mi trovo a passare all’interno di quella che credo fosse una base militare abbandonata!

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Base militare abbandonata

Il lago artificiale di Tirana

Il lago artificiale di Tirana

Il tragitto continua tranquillo tra strade di campagne, mercati di paese, decido di fare l’ultimo tratto in autostrada quando mi rompo delle dissestate stradine interne. Arrivo a Tirana a ora di pranzo, mi sistemo in ostello e faccio un giro in città. Tirana in due parole? Bella e vivace. La sera esco con una coppia di ragazze compagne di stanza, beviamo qualcosa e torniamo in ostello.

Mezzi per i lavori pubblici

Mezzi per i lavori pubblici

Il giorno dopo faccio una tappa breve, un po’ di malessere generale, stanchezza mi fanno decidere di fermarmi in un campeggio, sperduto e carino in verità, tra Durazzo e Valona. Riposo, cibo, spiaggia, ancora cibo e ancora riposo. Ricarico le pile insomma.

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Tramonto a Karpen

Pile che mi sembrano così ben caricate che mi mi sopravvaluto. Dopo 120km per arrivare a Valona decido che sì, ma dai che ci vuole, lo posso affrontare il passo di Llogara, 1200m, tanto poi è tutta discesa! Ovviamente crollo prima di arrivare in cima al passo, trovo per fortuna un posto dove sostare e conosco Mariné, una bambina di sei anni che ha imparato l’italiano guardando la tv ed è anche l’unica con cui posso scambiare due chiacchiere tutta la sera. Serata che passa guardando Heidi, disegnando e giocando a nascondino.

Mariné ed io

Mariné ed io

La mattina dopo con le gambe ancora cariche di acido lattico termino il passo e mi avvio per una discesa a rotta di collo che mi porta verso le spiagge più belle di Albania, Himare, Porto Palermo, Ksamil. Purtroppo la cementificazione sta invadendo queste coste che sono di una bellezza sconvolgente.

Tramonto a Himare

Tramonto a Himare

 

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Porto Palermo

Le tappe ora si somigliano tutte: pedalata, campeggio, cibo, spiaggia. Himare non fa differenza e lo stesso sarà il giorno dopo a Ksamil.

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Alla fine del viaggio passato il confine con la Grecia mi fermo in spiaggia per poi arrivare in serata per imbarcarmi a Igoumenitsa. Qui infine il tragitto di massima del viaggio. Se volete informazioni o suggerimenti non esitate a scriverci.