I primi di settembre si è svolto il Lazio Trail 2017 a cui abbiamo dato il nostro incondizionato supporto già dalla prima edizione, ma quest’anno ho anche deciso di partecipare. Un trail, nell’accezione italiana del termine, consiste nel seguire una traccia GPX che viene preparata dagli organizzatori, non ci sono limiti di tempo, né di scelta della bici; ci si può fermare a dormire e mangiare dove e come si preferisce. L’unico obbligo è quello di seguire la traccia data e registrarne un’altra che dimostri il percorso seguito. Visto che di solito sono presenti diversi tratti in fuoristrada è consigliato l’uso di una bici adatta, MTB o almeno gravel, ma dipende dal percorso. Dopo lo spiegone iniziale passiamo alla pratica. Il nove settembre è partito il Lazio Trail 2017, articolato in due possibili percorsi, uno più breve da circa 330km e uno più lungo di circa 560km. Essendo alla prima esperienza ho optato per il breve. Mi sono attrezzato con la ormai supercollaudata Kona Rove 2015 con pacco pignoni 11-36 e copertoni Schwalbe G-One con battistrada da 40mm, il più ampio che potevo montare. Luci per la notte, il telefono come GPS, una saddle (quasi vuota in verità) e una top tube Apidura con impermeabili, attrezzi e altre amenità che mi possono servire hanno completato l’attrezzatura.

Appuntamento al parco di Tor Fiscale per la partenza alle nove in punto, faccio conoscenza con un po’ di partecipanti, scorte di integratori alimentari oltre che una seconda robusta colazione. Un, due tre… si parte! Senza stare a dilungarmi sui dettagli del percorso, comunque molto bello e divertente senza mai diventare eccessivamente tecnico, provo a raccontarvi com’è andata. Dopo un po’ in maniera abbastanza naturale si sono formati dei gruppetti di partecipanti omogenei per andatura e tipo di bici. Mi sono così ritrovato con Luca e Mauro, il primo con una bella bici in titanio, il secondo con una Kona Sutra LTD 2017. Breve sosta per mangiare intorno a mezzodì, io estraggo dalla borsa due panini imbottiti, i miei compagni tirano fuori delle barrette energetiche.

Riprendiamo e vengo colto da stanchezza, mi fermo spingo la bici per un po’ e per qualche ora pedalo da solo. Alla seconda sosta che faccio vedo sopraggiungere Luca e Mauro, li avevo sorpassati, si erano fermati al bar e non li avevo visti. Riprendiamo insieme e più tardi facciamo un’altra sosta di circa un’ora per aspettare Mauro che ha sbagliato strada e ha il GPS fuori uso. Ricompattato il gruppo arriviamo al primo check point per il percorso breve, a Mandela. Decidiamo pure di pernottare nel B&B e andiamo a mangiare una pizza.

I km percorsi a fine giornata sono 150. Mauro decide di non proseguire, restiamo io e Luca. Al mattino sveglia alle cinque, controlliamo la check list e vediamo che che una dozzina di persone hanno firmato il foglio del check point, qualcuno è ancora a dormire, altri li incontriamo e superiamo man mano per strada. Intorno alle undici del mattino arriva una bomba d’acqua di cui sapevamo dalle previsioni del tempo, ci ritroviamo a pedalare sotto il diluvio e ci fermiamo in una pizzeria, approfittiamo dei suppli caldi e aspettiamo che il diluvio passi, nel frattempo esco tre volte per svuotare le scarpe piene d’acqua. Dopo un po’ ci raggiunge pure Diego, un altro partecipante, che mentre aspettava che passasse il grosso del temporale sotto un portone ha fatto amicizia con la padrona di casa che gli ha offerto un piatto di pasta! Premio socialità vinto! Partiamo, io batto i denti, Luca trema e non riesce a reggere il manubrio dritto, ma il peggio è passato, e leviamo gli impermeabili. Luca dà il ritmo e pedaliamo a buona lena godendoci i panorami che attraversiamo, i pezzi su sterrato diventano più tecnici per via del fango e i miei copertoni da 40mm – sono quello coi copertoni più sottili – non perdonano gli errori. In ogni caso abbiamo preso talmente tanta di quell’acqua che non badiamo più a pozzanghere. Qualche altra sosta per rifocillarci – ne ricordo una sotto un ponte e un’altra in un bar – Luca invece a un certo punto viene salutato per strada da moglie e figlie e più o meno contemporaneamente il suo GPS smette di funzionare e proseguiamo solo col mio telefono. Arriviamo a Roma al tramonto, il percorso scelto da Paolo e Daniele, gli organizzatori è quanto di più panoramico si possa immaginare, vediamo praticamente tutto ciò che c’è da vedere della città eterna. Gli ultimi km sono quelli che sembrano non passare mai, ma intorno alle nove siamo all’arrivo al parco di Tor Fiscale e scopriamo di essere arrivati per primi.

Non si tratta di una gara, ma vi assicuro che la soddisfazione c’è lo stesso. Che altro aggiungere? Tutto molto bello, i posti visti, il percorso, e più in generale i trail in sé. Mi piace l’atmosfera non competitiva, a tratti goliardica, che si respira. Questo è stato il primo che ho fatto, ma non sarà l’ultimo.