17 agosto Kastrosicla Myticas

Tanta indecisione, rimango ancora in giorno, no vado via. Passo per il golfo di Amphilokia o faccio il tunnel, vado a Myticas o faccio le isole. Va be’ alla fine la fregola di pedalare si fa sentire e rimpiazza pure tutti i buoni propositi: niente tour de force, niente fucilate, si pedala solo fino a ora di pranzo, blablabla. Parto di buon ora, indispensabile col caldo greco, dapprima mi avvio verso Preveza, poi cammin facendo cambio idea e mi dirigo verso il golfo di Amphilokia.

Pedalando per la prima parte del golfo di Amphilokia ho incontrato un sacco di questi manifesti. Palesemente neomelodici grechi.

Punto un campeggio posto grossomodo a metà del golfo. Se carino mi posso fermare anche un paio di notti, altrimenti il mattino successivo posso proseguire. Una giornata di mare non me la leva nessuno. Così credevo. Arrivo al campeggio intorno alle 12:30, ma si capisce che è chiuso da anni. Bestemmio in varie lingue ed alfabeti. Inizia a incalzare anche la fame. Inizio a cercare un posto dove mangiare e alla fine, dopo un po’ di spiegazioni in varie lingue riesco a sedermi.

Mangio, bevo, carico il telefono/navigatore e mi avvio. La prima idea è di fare un’oretta in spiaggia o in generale sotto una pianta a riposare un po’, ma poi quando appoggio il culo sul sellino mi viene solo voglia di pedalare. E pedalo. Decido di puntare per Myticas, magnifacatami dai cialtroni. Come al solito sottovaluto le pendenze. Lunghe e con diversi tratti al 10%, punte del 20%. Incontro più pecore e capre che macchine o persone. Il paesaggio è bello però. La salita meno, per fortuna va via il sole a un certo punto. Mi fermo un attimo prima dell’ultima salita e mi avvio quando inizia a piovigginare.

La salita inizia sempre dolcemente, infatti ti fermi pure a fare qualche foto. Poi smetti.

Quest’altra foto l’ho fatta quando ormai ero in cima.

L’ultima salita è dura, ma poi so già che sarà tutta discesa. Arrivo in paese, cerco un campeggio. Bruttino, pieno di roulotte stanziali e terreno pietroso, ma almeno economico. Anche l’abitato di Myticas è bruttino, ma il panorama è da urlo. Acqua azzurra e le isole, una molto prossima, che fanno da sfondo.

Ormai era discesa, mi potevo fermare a fotografare.

Cerco un ristorante per premiarmi della tappa record di oggi (150km e 1100m di dislivello, il mio record precedente era di 170km e 1000 m di dislivello, ma molto meno impegnativo di quello di oggi). Purtroppo toppo clamorosamente la scelta del ristorante: affollato solo perché in carenza di personale, ci metto mezz’ora solo per ordinare, porzioni scarse tant’è che dopo mi vado a fare un gyros. Deluso e incazzato mi sarei sfogato volentieri su Trip Advisor, ma il ristorante lì non c’è.

Il panorama dalla spiaggia di Myticas.

18 agosto Myticas

Mi sveglio presto, faccio addirittura il bucato e mi metto in spiaggia. Passo tutta la giornata così, vado a un ristorante consigliatomi da Claudio, torno sotto il mio albero. Mi addormento, faccio un bagno, leggo. La giornata è insomma all’insegna dell’ozio. A sera mi cerco un bar dove vedere la partita del Napoli. Un pita gyros per cena, due passi e poi in tenda. Il campeggio dove sono è popolato quasi esclusivamente da roulotte stanziali. Gente che lascia la roulotte lì anche l’inverno, e che piano piano la trasforma in una sorta di casetta. Ne ho viste di abbellite e rese confortevoli in ogni modo: sculture, conchiglie, ventilatori da soffitto, condizionatori, frigoriferi, tavoli da giardino, lavandini, cucinino di vario tipo. La possibilità di muovere le roulotte non è più presa in considerazione: si sceglie un posto e si decide di passarci l’estate per anni, con gli stessi vicini, coi figli che diventano grandi e magari anche coi nipoti. Sebbene a pelle non mi sia mai piaciuto questo genere di campeggio, che poi campeggio non è più, devo dire che ha qualcosa di ammirevole, l’arte di arrangiarsi, il migliorare poco a poco il proprio angolino aggiungendo un pezzetto alla volta. Le roulotte così piazzate mi ricordano sempre quel film di Fantozzi dove finiscono a campeggiare in una discarica e fanno anche dei vialetti delimitati da buste dell’immondizia. Chissà forse il Villaggio, che faceva una denuncia feroce della società, o di quegli anni si ispirava proprio ai campeggiatori stanziali e a   quella fissazione di scimmiottare la borghesia che si costruiva la seconda casa al mare. Non so, non riesco a dare un giudizio di questo fenomeno, né riesco a inquadrarlo da un solo punto di vista.

Myticas In due righe: paesaggio naturale meraviglioso, ciò che invece è fatto dall’uomo molto meno. Il paesino è un’accozzaglia di costruzioni più o meno recenti e qualche vecchia casa a un piano che invece deve esser precedente ai tentativi di sviluppo turistico dati al borgo. Nel complesso niente di eccezionale. Sono rimasto malissimo coi ristoranti, mai mangiato in maniera soddisfacente.

Giornata tranquilla: sveglia con calma, ho fatto un po’ di spesa in paese per il pranzo, ho preso la bici e fatto un giro per la spiaggia per poi riposizionarmi nello stesso identico posto di ieri. Dopo un po’ si è fermata anche una simpatica famiglia rom che mi ha subito invitato a mangiare con loro. Avevo appena finito i miei panini e ho declinato l’invito. Ho prestato i miei occhialini da piscina ai ragazzi e il piccolo è letteralmente impazzito: non sapeva nuotare, ma si metteva a pelo d’acqua e guardava il fondale. Ogni volta che riemergeva aveva il sorriso stampato in faccia. È stato difficile comunicare, ma erano simpatici assai. Ho passato il resto della giornata in spiaggia, a sera a cena ho provato ad andare al ristorante del campeggio e mi sono accorto che non funzionava. Ho scelto il ristorante affianco a quello della prima sera, ho conosciuto una simpatica coppia di pensionati italiani, Francesco e Cristina, mi hanno raccontato di come muoversi a Myticas, visto che vanno lì da trent’anni. Un giro in barca mi permetterebbe di vedere foche monache, pescate memorabili e chi più ne ha più ne metta.

20 agosto Myticas Lefkada Prima parte della pedalata assolutamente meravigliosa con il lungomare che scorre piano sotto le ruote.

Questa l’ho beccata poco dopo la partenza.

Per fortuna sono riuscito a trovare anche a Lefkada il mio angolo di paradiso.

Avvicinatomi all’isola capisco l’andazzo: affollata. Pedalo fino al campeggio scelto, sul lato occidentale dove dovrebbero esserci le spiagge migliori, e incontro un delirio di auto. Il campeggio è carino, sotto gli ulivi. Monto la tenda, pranzo per 5,5€, e vado alla spiaggia più vicina, un paio di km a piedi, ma non avevo voglia di prendere la bici. Appena riesco a vedere la spiaggia si presenta sotto i miei occhi la mia personale versione dell’Inferno: file interminabili di ombrelloni, piscina praticamente sulla spiaggia, musica tamarra, parcheggio selvaggio. Per fortuna nell’estremità più lontana scorgo un po’ di pace e mi dirigo lì. Alla fine la situazione sarà molto più tranquilla di quel che sembra. Ceno in campeggio e vado a letto presto per partire la mattina all’alba.

21 agosto Lefkada Sami (Cefalonia)

Mi sveglio molto presto, preparo tutto e mi avvio. La tappa di oggi sebbene breve si annuncia impegnativa. 10km di salita con punte del 20% solo come antipasto. Per fortuna riesco a partire davvero presto e macino km. Faccio pure una sosta in una chiesetta intitolata a san Costantino, mio secondo nome. Arrivo a Vasaliki, porto di partenza del mio traghetto… una volta! I traghetti non partono più da lì, devo andare a Drini, altri 20km circa, altra salita, ma il problema non è quello, è che se avessi puntato direttamente a Drini il viaggio sarebbe stato una passeggiata di salute. In ogni caso alle dieci sono lì e faccio il biglietto per il traghetto. Il bigliettaio è simpatico come un tampone uretrale: prima si lamenta che metto la bici sul marciapiede, poi mi chiede di non pagare con carta, ma in contanti. Spiacente, ho solo la carta, così impari a lamentarti della bici sul marciapiede.

Mi siedo in un bar lontano dal porto, ennesimo posto super turistico in questo passaggio sulle isole. Sul traghetto riesco ad addormentarmi e vengo svegliato solo dal mio stesso russare. Arrivato a Fiskardo, sull’isola di Cefalonia, rimango scioccato dalla quantità di turisti che vengono fatti sbarcare dai tour in nave. Mangio una cosetta e aspetto un po’ prima di partire, poi mi rompo le palle e vado. La salita è meno dura di quel che mi aspettavo, il panorama è davvero bello. Passo pure per una serie di paesini di montagna niente male. Il campeggio è una struttura moderna e ben fatta, ci sono anche delle cucine a disposizione degli ospiti. Passo il pomeriggio in spiaggia. La sera mi concedo un ristorante.

22 agosto Sami (Cefalonia)

Mi sveglio con calma, faccio il bucato e vado a visitare il lago Melissani, un lago sotterraneo formato da acque che arrivano da Argostoli, cittadina situata dall’altra parte dell’isola. Il lago è poi collegato col mare tramite un canale sotterraneo, tant’è che abbiamo visto anche un cefalo e un’anguilla nuotare nelle acque salmastre. Stalattiti e stalagmiti completano il quadro. Carino, ma non eccezionale.

Il lago di Melissani.

Poi spiaggia. Resto lì tutto il giorno solo che a un certo punto realizzo che tra due giorni mi devo imbarcare per tornare in Italia. Già so che non ci sono posti sul traghetto di sabato da Patrasso. Pianifico qualche possibile itinerario, poi al tramonto vado a fare il biglietto per Astakos e da lì pedalerò fino a Patrasso, non so cosa farò nel mezzo, dove mi fermerò. Quasi sicuramente come ultima notte in Grecia mi concederò una stanza, anche per non stare a montare e smontare la tenda.

Stalattiti al lago Melissani.

23 agosto Sami Astakos Antirrio

Scorcio marinaresco al porto di Astakos.

Sveglia di buon mattina per smontare la tenda e andare a prendere il traghetto. Faccio prima del previsto e faccio una ricca colazione al forno. Il traghetto arriva e parte in ritardo. Il viaggio scorre tranquillo e sbarco alle 12:30. Decido di partire subito e di fermarmi verso le due per mangiate qualcosa, anche se sul GPS non vedo nessun ristoro sul mio percorso. Da Astakos ad Antirrio sono circa 84km, con un paio di colline, una all’inizio e un’altra alla fine. Faccio la prima salita e poi inizia il tratto pianeggiante, anche se controvento. Alle 14:03 si presenta di fronte a me un bar che fa anche da mangiare. Mi siedo, ordino un’insalata greca, del maiale al limone, acqua, pane e caffè. Trangugio tutto in meno di quindici minuti e poi rimango lì all’ombra aspettando che passi l’ora più calda. Il pranzo è soddisfacente e il conto pure:12€. Finito il caffè riempio le borracce e mi avvio.

A un certo punto mi sono fermato affascinato da queste pale eoliche. Enormi. Nella foto successiva si riesce a capire un po’ quanto sono grandi.

Notare la mia bici in basso a destra.

Sarà il pranzo, il riposo, ma anche il vento a favore che a un certo punto pure mi da una mano, ma tengo una media bestiale, una velocità di crociera poco sotto i 30km/h, punte in pianura di 35km/h. Arrivo ad Antirrio per le sei, perdo un po’ di tempo per cercare una stanza. Il primo posto dove mi fermo mi dice che forse se ne sarebbe liberata una dopo un paio d’ore e io subito m’immagino la tresca che si stava consumando lì dentro. Per non rimanere fregato qualora la passione non termini nei tempi previsti, colpa di Venere, Cupido o del Viagra poco mi importa mi muovo verso il centro del paesino.

Sullo sfondo il ponte che collega i due lati del golfo di Corinto.

Non trovo nulla e alla fine ripiego sull’unico albergo presente. Dopo due settimane di tenda, usando lo stesso asciugamano per il mare e per la doccia devo dire che apprezzo molto l’aria condizionata, le lenzuola, il poter lasciare la mia roba in bagno e così via. Non mi abbandono a queste mollezze però e vado subito in spiaggia a godermi le ultime ore di sole. Una birra al chiosco completa l’opera. Doccia e scendo per cenare qualcosa. Ottima capra al sugo. Letto. Letto vero.

24 Agosto Antirrio Patrasso

Ultimo sguardo al ponte.

Faccio colazione, che scopro non essere inclusa nel prezzo pattuito la sarà prima, libero la stanza, mollo i bagagli in albergo e passo le ultime ore in spiaggia. Carico la bici e prendo il traghetto per l’altra sponda del golfo di Corinto. Arrivato dall’altra parte vedo un ciclista che sta scendendo dal ponte: si chiama Alex, è irlandese, è partito da Malaga e deve arrivare a Istanbul. Facciamo un pezzo di strada assieme. Verso il porto becco un gruppo di quattro italiani che hanno terminato le ferie pure loro. Al banco del check in vedo altre due coppie di ciclisti. Poi m’imbarco ed è la fine del viaggio.

Kastrosicla – Myticas Click sull’immagine per aprire la mappa interattiva.

Myticas Lefkada Click sull’immagine per aprire la mappa interattiva.

Giro dell’isola di Lefkada

Fiskardo Sami. Click sull’articolo per aprire la mappa interattiva.

Astakos – Antirrio. Click sull’immagine per aprire la mappa interattiva.