Qui il diario della prima tappa.

Brouter si conferma il programma di calcolo per percorsi in bici più punk sulla faccia della terra. In questa tappa mi ha fatto passare per circa 60 km su strade chiuse al traffico veicolare, attraversando campagne e campi di grano senza incontrare auto, ma partiamo dall’inizio. La sera prima avevo piazzato la tenda in riva al lago e tornato per mettermi a dormire trovo un concerto di rane. Mi imbottisco le orecchie di carta igienica e dormo tranquillo. Al mattino il panorama è questo.

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I chioschi sul lago al mattino sono quasi tutti chiusi, trovo solo un posto abbastanza triste per fare colazione, con trofei di caccia e calendari del duce. Glisso sulla cosa, mnagio un paio di brioche e vado via. Parte la scalata per scollinare passando per i suggestivi boschi del Vulture. Il primo paese che incontro è  Rionero in Vulture. Vado oltre e passo per Barile, che insieme ad altri paesini della zona ha la peculiarità di essere un paesino di cultura albanese, infatti secoli addietro una comunità albanese si trasferì in queste zone. Il percorso continua tra saliscendi e alla fine mi lascio alle spalle il Vulture. Il panorama è suggestivo.

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Dopo un po’ vengo instradato lungo una di strade chiuse al traffico, se non quello dei frontisti, ossia i proprietari dei terreni di fronte la strada. Passano km e km senza incontrare anima viva avvolto solo da silenzio e campi di grano.

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Ancora di più di ieri è impressionante fermarsi e rendersi conto che si sente solo il rumore dei copertoni sull’asfalto.

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Il caldo è tanto, ma per fortuna avevo acqua con me. Il panorama varia poco,

imagema mi piace davvero tanto. Oltre il grano spesso spuntano macchie rosse di papaveri.

imageAndando più avanti a un certo punto vengo costretto a una deviazione da dei cani da guardia lasciati incustoditi dal loro padrone, se decidete di rifare questo percorso sappiate che è successo all’altezza di Palazzo San Gervasio. Per fortuna si tratta di poche centinaia di metri. Poi ritorno nel nulla. A poche decine di km dall’arrivo vengo costretto all’uso dell’impermeabile da un acquazzone improvviso come tutti gli acquazzoni. Mi riparo dalle raffiche peggiori sotto i portici di una casa colonica abbandonata. L’acquazzone mi lascia in regalo pozzanghere che assomigliano a laghi, tanto fango e la possibilità di qualche bello scatto.

imageL’unico problema di tutto questo deserto è che non mangio dalla seconda colazione. A Gravina di Puglia cerco un alimentari e mangio due panini imbottiti, due banane, un pacco di biscotti e tracanno una bibita isotonica. Mi avvio a fare i pochi km restanti andando come un treno. Arrivo a Matera, mi sistemo in ostello e mi avvio a fare un giro. Non ero mai stato prima nella città dei sassi e rimango con gli occhi pieni di meraviglia.

imagePoi è un susseguirsi di scorci incantevoli uno dietro l’altro che difficilmente si possono spiegare.

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Cerco un posto per mangiare e poi finisco la serata a un concerto in un centro sociale, le fucine dell’eco, dove non solo vengo abbordato da una ragazza, ma mi dà ben diciotto anni di meno! Va be’, era buio, va be’, era alticcia, ma sono sempre diciotto anni. Peccato non fosse proprio il mio tipo. Suonavano i Funk you

Torno in ostello e trovo la sgradita sorpresa che il mio unico compagno di camerata russa pesantemente. Lo farà tutta la notte.

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